Escort sul Lago di Garda
By adminNon lo ricordava più. Si sentiva assopita ma sveglissima, smarrita in un dormiveglia atono e tuttavia vigile come un gatto. Leccò a lungo i piedi della ragazza che la stava ricattando e che l’aveva fatta soffrire fisicamente e psicologicamente. Passò e ripassò con la lingua fra le dita, si sforzò di raggiungere ogni anfratto dell’arco plantare e del tallone. seguì con attenzione l’umiliante lavoro della escort. Muoveva i piedi per indicare di leccare ora in punto, ora in un altro. La schiava capiva al volo e s’impegnava. -“Bene!”- esclamò dopo un poco –“Mi ritengo soddisfatta”- Sollevò entrambi piedi e calò due colpi di tallone sulla testa di un’indifesa . La schiava, intontita, si ritrovò con la faccia sul pavimento, ancora una volta sotto ai piedi di . -“Visto che non è poi tanto disgustoso leccarmi i piedi?”- domandò sarcasticamente la Padrona. -“Si, Signora”- -“Non ne sei convinta?”- non rispose, non ve ne era bisogno. -“Ti stai rendendo conto che la vita da schiava ti piace e questo ti preoccupa, non ho forse ragione?”- Silenzio da parte della sottomessa. spostò le gambe, le ritrasse verso il bordo del divano –“Le pantofole. Mettimele”- si mosse a fatica come una bambina che sia stata appena pestata dal bullo di quartiere.
Raccolse le pantofole di e le calzò ai piedi della Padrona. Lo fece con la massima devozione e questo non sfuggì di certo all’occhio furbo dell’aguzzina. la odiava, lei era la sua nemica, e tuttavia pur di non perdere la faccia la ragazza le aveva giurato fedeltà ed obbedienza. In quel momento ne fu certa, sarebbe diventata la sua schiva a tutti gli effetti. Aveva previsto che per il primo giorno un trattamento come quello che aveva appena subito fosse sufficiente, pensava che l’avrebbe congedata al termine della prova orale, dopo averla fatta interrogare in lingue dai suoi piedi, invece la schiava pareva avere a disposizione energie e capacità di sopportazione insospettabili. La sua lingua era una carezza morbida e invitante, il suo corpicino armonioso e gracile pareva il tappeto ideale per infierire a pieno peso con scarpe dalla suola robusta. E poi quell’espressione frustrata, quell’aria sconfitta e mortificata fecero fremere il sesso di . La Padrona desiderò mettere alla prova se stessa. Volle vedere fin dove avrebbe potuto spingere la sua schiava col suo ricatto. -“Schiava, vieni da me”- disse. Fece per uscire dal salotto, poi con la coda dell’occhio s’accorse che la stava seguendo ritta in piedi, con lo sguardo basso ma sulle sue gambe. Si fermò così bruscamente che per poco la schiava non le andò a sbattere contro. -“Brutta stronza!”- urlò –“Che cazzo fai? Mi segui così, in piedi?”- si riscosse dal torpore. Guardò allibita la Padrona senza capire bene quale crimine avesse mai commesso, quale mancanza fosse stata così grave da far imbestialire a quel punto. -“Giù in ginocchio!”- esclamò –“A quattro zampe mi devi venire dietro. Anzi, già che ci siamo sarai la mia cavallina”- Appena si fu prostrata a terra e le sue mani già martoriate ebbero toccato il pavimento la scavalcò e si sedette senza pietà sulla sua schiena. Poi sollevò i piedi da terra e le mise ai lati della testa di , in modo da giacere con tutto il peso sulla schiena della serva. -“Trotta, cagna”- disse. obbedì, sempre più sottomessa dalla vergogna. Compiuti i primi cinque metri iniziò a sghignazzare. Le piaceva proprio tanto farsi portare in giro a quella maniera.Teneva le pantofole mezze sfilate dai piedi e le dondolava sulla punta dei piedi, sfiorando con esse gli occhi in lacrime di . -“Dove devo andare, Padrona?”- chiese , quando fu in mezzo al corridoio. era un po’ indecisa. L’appartamento era piccolo e le stanze tutte disposte attorno a quell’unico corridoio. La sua prima idea era stata quella di dirigersi subito verso il bagno, però la breve cavalcata l’aveva fatta desistere; era troppo bello starsene comoda e rilassata sulle spalle di mentre quella faticava come un mulo, trasportandola ovunque ella volesse. -“Vai verso la cucina”- disse infine. -“Non so dov’è”- -“Ah, già, è verso sinistra”- obbedì. Le sue spalle tremavano sotto al peso di , che dal canto suo invece godeva di quella sofferenza di essere accompagnatrice e escort sul lago.
