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Escort Mantova e Sirmione
Posted by: | CommentsI suoi occhi andavano avanti ed indietro, dalle foto di Mantova e Sirmione che erano sul banco e parzialmente coperte dalla copertina del quaderno alle gambe della sua aguzzina. Vide che indossava un paio di scarpe da ginnastica nuove. -“Come vuoi”- disse infine. -“E chiamami Padrona, da ora in avanti, capito? Non voglio più sentire parlare di ! Chi è ? Io sono solo la tua Padrona. Sta bene?”- strinse i denti fin a sentire male alle gengive ed alla radice dei denti. –“Come desideri, Padrona”- -“Ti sei dimenticata la terza persona singolare”- -“Come desidera, Padrona. Va bene così?”- s’alzò in piedi –“Le foto te le regalo, tanto ti ricordo che ho i negativi. Goditele, serva. Ciao!”- Se ne andò movendo il culetto rotondo e perfetto in modo appariscente e sensuale. la osservò andare via e le parve di morire. Era la schiava di una sua compagna di corso. Le poche ore che la separavano dalle tre del pomeriggio, sentiva in cuor suo, non sarebbero trascorse mai. Aveva ragione. si presentò in piedi davanti alla porta dell’appartamento di ed alle tre mancavano ancora dieci minuti buoni. Fremeva, e non a torto. Lungo la strada non aveva cessato un attimo di rimuginare su cosa avrebbe fatto, a quel che sarebbe stata la sua reazione una volta che fosse venuta a trovarsi faccia a faccia con la sua nemica. Nemica, si, e non avversaria. L’avversario è qualcuno con cui ti confronti. Ci si batte ad armi pari con un avversario. No, semplicemente era una nemica, aveva aperto le ostilità senza motivo alcuno, colpendo alla schiena ed approfittando del vantaggio. La lezione di Chimica inorganica di quella stessa mattina era stata la sua Sirmione, proprio sul lago. Ma non ve ne sarebbero state altre, giurò . Non avrebbe dato a quella strega l’opportunità di infierire ulteriormente su di lei. Suonò il campanello una sola volta. venne ad aprire dopo un paio di minuti. Mentre vestiva in jeans e maglietta nera, come in aula, s’era messa in libertà. Indossava un paio di pantaloncini cortissimi, neri, che le lasciavano scoperte le belle cosce piene e sode e stringevano morbidamente l’attaccatura delle gambe alle natiche generose. Sopra vestiva una T-shirt bianca senza maniche e non indossava né reggiseno né canottiera. aveva rivisto questa scena mille volte nella propria fantasia, come un serial-killer che immagina il palcoscenico del suo prossimo omicidio fino alla pazzia. Aveva veduto se stessa mentre affrontava la sua aguzzina con ferocia, verbalmente ed anche fisicamente, se vi fosse stato bisogno. Aveva contemplato l’ipotesi di colpirla, schiaffeggiarla, batterle la faccia contro un muro artigliandola per i capelli. Prenderla a calci e lasciarla boccheggiante sul pavimento. Questo, beninteso, prima di trovarsela davanti nella realtà. Quando aprì la porta e le sorrise con la sua bella bocca, le sue labbra carnose e sensuali, i suoi occhi brillanti, la sicurezza di scomparve di colpo. Quella ragazza ha le foto che potrebbero compromettere la tua faccia davanti a tutti, si ripeté e parti’ per Mantova.
