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Mistress
Posted by: | CommentsIl sapore dell’urina della ragazza le invase la gola, le provocò un senso di nausea, ma lo respinse e si sforzò di procedere. Inoltre, superati quei primi secondi di repulsione, dovette ammettere a se stesa che il gusto che le pervadeva il palato non era poi così schifoso come aveva creduto. E in più stava gradendo moltissimo quel trattamento. La schiava se ne accorse dai movimenti ondeggianti e flessuosi del bacino, dalla forza crescente con cui la mano le stringeva i capelli, dai mormorii di piacere che uscivano dalle labbra di . -“Brava, cagna…continua. Lecca, lecca, lecca cagna schifosa…sporca metticorna bastarda, sei la mia carta igienica….”- disse la Padrona. Sembrava non volersi più fermare, aumentava e diminuiva la pressione del sesso contro la faccia di a seconda del suo piacere, senza badare minimamente agli sforzi compiuti dalla serva. Solo un paio di minuti furono sufficienti per farle raggiungere l’orgasmo. Fu una scarica forte ed intensissima che l’attraversò dalla testa alla colonna vertebrale e le raggiunse le ginocchia. la percepì in bocca, la ricevette senza esitare, la fece sua e poi, con l’acquietarsi dell’impulso erotico della sua Signora, le sue forze vennero meno e s’accasciò definitivamente sul pavimento.
Quello che successe nei minuti successivi ebbe il gusto del dormiveglia per . La ragazza giacque intontita e quasi del tutto priva di coscienza, nel bagno della sua nuova proprietaria. Quando riuscì a sollevarsi non c’era più. Si ricompose alla meno peggio e riacquistò un po’ di energie. Uscì dal bagno sulle quattro zampe, come voleva e si diresse verso il salotto, da dove proveniva la voce della Tv accesa. La Padrona era languidamente sdraiata sul soffice divano, le gambe distese strusciavano fra loro, producendo un fruscio di seta. Non degnò di uno sguardo mentre la schiava le si avvicinava procedendo nella sua umile postura canina. Quando la serva fu arrivata al divano sollevò una gamba e con un piede accarezzò la testa ancora spettinata dell’altra. -“E’ stata dura oggi, non è vero?”- chiese, senza tuttavia tradire rimorso o vergogna per ciò che aveva fatto subire ad una sua compagna di Università. Sembrava che trattare come una cagna fosse una cosa normale per lei, un po’ com’era normale adesso strofinarle la pianta del piede sul volto. La schiava annuì, quasi rilassata dal tocco del piedino di che ora era leggero come una piuma e trasmetteva calore e comprensione. -“Sei stata grande, lo sai?”- si complimentò –“Veramente una gran forza d’animo”- -“Grazie, Padrona”- disse e nelle sue parole c’era una gratitudine che stupì pure se stessa. -“Ora va’. Sei libera”- -“Vuol dire che…”- -“Che puoi tornare a casa”- -“E le foto?”- -“Ah!”- esclamò la Padrona battendo il piedino con dolcezza sul naso della schiava –“Questo è un altro discorso. Non è che non voglia dartele, ma poi tu ti vendicheresti subito di me, di quello che ti ho fatto subire oggi”- Aveva ragione, la schiava si svegliò. Caspita, anche se ora la stava accarezzando con dolcezza quella era pur sempre la vipera insidiosa che l’aveva ricattata con le foto del suo tradimento, che aveva minacciato di spargerne l’immagine per i corridoi dell’Università, che l’aveva calpestata e costretta a leccarle i piedi ed il sesso. Che aveva infine goduto nella sua bocca lasciandola tramortita sul pavimento. E poi la stava accarezzando, si, ma si potevano chiamare carezze affettuose quelle di ? Più che altro l’aguzzina stava pulendosi la pianta del piede sul suo naso, pensò . -“Dunque devi comprendere che quelle foto rappresentano il mio….chiamiamolo deterrente per mettermi al riparo da ogni tua possibile rappresaglia. Ma non ti devi preoccupare. Federico non le vedrà mai, a meno che naturalmente tu non mi provochi dispiacere”- Questo tranquillizzò in parte la schiava perché appariva sincera. -“Ora vai, come ti ho detto sei libera. E mettiti in piedi, non sei più la mia cagna!”- disse allontanando il piedino dal viso di e riappoggiando la gamba sul morbido divano –“Oggi mi sono divertita molto con te!”- rimase in silenzio un momento, poi fu tale il sollievo per aver evitato lo scandalo che prima di alzarsi ed andarsene prese entrambi i piedi di fra le mani e li baciò un’ultima volta. Con grande piacere di quest’ultima. -“Allora addio, Padrona”- disse . -“Non devi più chiamarmi così”- la rimproverò bonariamente l’altra –“E da domani sarò nuovamente solo una tua compagna di corso. Quindi non dirmi addio ma solo arrivederci”- -“Arrivederci”- rispose l’altra. Se ne andò. non la seguì neppure fino alla porta di casa, rimase comodamente sdraiata sul divano. Solo qualche minuto più tardi si rese conto di una cosa. I calzini non c’erano più. Li aveva lasciati sul tappeto in salotto, non c’erano dubbi, ma ora sul tappeto non c’era nulla. Ricordò le sue parole “stasera porta a casa i miei calzini e lavali”. -“Possibile che li abbia presi lei…?”- si domandò. scese le scale del condominio di due gradini per volta. Era sfinita e sconvolta. Aveva davvero baciato i piedi a quella carogna per ringraziarla prima di andarsene? Non gli sembrava vero. Perché l’aveva fatto, si domandò. Forse per il sollievo d’aver udito la promessa di di non consegnare le foto? Ma perché poi? Un giuramento a voce non è un atto concreto, le prove che potevano comprometterla erano ancora nelle mani di una ragazza che aveva abusato di lei per tutto il pomeriggio, divertendosi anche molto. Quindi non era un bacio di riconoscenza. Forse un gesto di piacere? Piacere.
Padrona per schiava a Verona
Posted by: | CommentsLa sola idea la fece rabbrividire. Piacere nel farsi spezzare la schiena, nel farsi torturare il collo sotto le suole di un paio di pantofole? Piacere nel leccare piedi sudati e scarpe polverose? Ma si può davvero trarre piacere da queste cose, si chiese. Poi la sua razionalità prese il sopravvento. Mai, si disse. Tornò a casa affamata e scarmigliata, si tolse il cappotto e lo gettò sull’attaccapanni. In quel momento, da una delle tasche del soprabito, cadde un fagotto bianco grande quanto un pugno. lo vide e sulle prime non si rese neppure conto di cosa si trattasse. Poi una morsa la prese allo stomaco. -“Non è possibile…che cosa ho fatto?”- L’indomani mattina si recò all’Università di buon’ora. In programma c’erano due ore di Istologia ed una terza ora di Patologia generale. Prese posto fra le ultime file e lasciò che il tempo scorresse scarabocchiando pochi, disordinati appunti con una matita spuntata. Aveva trascorso una notte molto tranquilla e non aveva avuto alcun problema a prender sonno. Tuttavia la sera, poco prima di coricarsi, aveva pensato per diverso tempo alla sua schiava. Non se la sarebbe lasciata sfuggire tanto facilmente, questo era certo. L’accordo era di non far vedere le foto a nessuno a patto che si fosse comportata bene con , ma queste, la ragazza dai capelli castani lo sapeva bene, erano solo parole regalate al vento. Se le fosse venuta voglia di trascorrere un altro pomeriggio come quello del giorno prima non avrebbe avuto bisogno d’altro che di schioccare le dita e rinnovare il ricatto. Magari avrebbe potuto giustificare la cosa chiedendo a favori impossibili e poi rimproverandola di non aver fatto abbastanza. Al momento giusto le avrebbe ricordato di essere in possesso delle prove della sua scappatella amorosa. Si, non c’erano problemi. le apparteneva ancora. E perché no, magari un giorno la serva avrebbe davvero imparato ad apprezzare la sua Padrona e ad accettare il suo status, non come qualcosa d’imposto ma come una vocazione. In fondo in quale altro modo si sarebbe potuto giustificare quell’ultima mortificante prova di sottomissione, subito dopo aver detto alla schiava di andar via e di non preoccuparsi delle foto? ne era certa, nascondeva una forte natura masochista. Una natura prepotentemente celata dalle rigide regole di comportamento che la società le aveva imposto. Forse non era stato un caso che la serva si fosse scoperta per quel che era solo alla fine della giornata. Dopo essere stata spezzata in ogni modo, sia fisico che morale, le sue difese psicologiche si erano molto indebolite. Per un attimo era stata se stessa, giudicò . Rimuginò sulle possibili evoluzioni del rapporto col suo nuovo giocattolo ed attese l’inizio delle lezioni. -“In quel momento, mentre le accarezzavo la faccia col mio piede, non le importava nulla delle foto, non le importava nulla di tutto ciò che la circondava. Per la prima volta seguiva i suoi istinti più reconditi, i suoi desideri. E ha desiderato baciarmi un’ultima volta i piedi”- Quel pensiero le fece provare un piacevole formicolio all’inguine. Forse l’avrebbe richiamata prima del previsto. La sua mano scese sul ventre e poi, con circospezione, ancora più in basso. In quel momento apparve . Si mise a sedere accanto a lei e la salutò con un sorriso timido. -“Buongiorno”- -“Ciao”- disse . Stava per accennare al mal di schiena che sicuramente doveva esserle venuto dopo il trattamento del giorno precedente ma la precedette. -“Le ho portato queste”- disse la serva, e da sotto il banco le porse le calze bianche. le prese e le guardò. Erano perfettamente lavate e stirate, piegate con cura. Ne rimase un po’ sorpresa ma una nuova ondata di calore la pervase. -“Ben fatto, schiava”- ridacchiò, dando maggiore enfasi possibile all’ultima parola –“Davvero un ottimo lavoro”- Le porse una mano davanti al viso. esitò un istante e poi la prese nelle sue e la baciò. -“Ti faccio baciare la mia mano solo perché questi posti a sedere sono maledettamente piccoli e scomodi. Tu non avresti spazio per inginocchiarti ed io non ne avrei di più per stendere le gambe. In un’altra situazione saresti tenuta baciarmi le scarpe, lo sai?”- -“Si, Padrona”- rispose , alzandosi ed uscendo. Aveva lezione in un’altra aula. non la trattenne, né la salutò. Ripose i calzini puliti nello zaino e si appoggiò sullo schienale della sedia. Presto avrebbe avuto bisogno di un nuovo servizio lavanderia.
escort di classe e venere italiana a Verona
Posted by: | CommentsSono una bellissima donna di classe disponibile per accompagnarti a inconri mondani o per passare alcune ore in grande relax.
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Accompagnatrice universitaria Verona
Posted by: | CommentsViviane,
stupenda ragazza inglese di passaggio in Italia incontra uomini generosi per serate eccitanti.
Se cercate qualcosa fuori del comune, l’avete trovato.
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