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	<title>Escort Verona &#187; admin</title>
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	<description>Escort a Verona, Mantova, Sirmione, Lago di Garda</description>
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		<title>escort di classe a Verona</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 01:36:58 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[escort cultura universitaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Una bella escort, alta un metro e settanta, fisico in forma, capelli nerissimi, lunghi ed un po’ crespi ed un visetto che ispirava affidabilità. L’aula era ampia e quadrata, lievemente scoscesa verso il lato rivolto a Nord. Accanto alla grande cattedra era posta una lavagna colma di polvere di gesso e dietro di essa, sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una bella escort, alta un metro e settanta, fisico in forma, capelli nerissimi, lunghi ed un po’ crespi ed un visetto che ispirava affidabilità. L’aula era ampia e quadrata, lievemente scoscesa verso il lato rivolto a Nord. Accanto alla grande cattedra era posta una lavagna colma di polvere di gesso e dietro di essa, sul muro, era appeso un poster della tavola periodica di una escort porca.</p>
<p>I banchi erano vecchi, ingrigiti dagli anni e dalle generazioni di studenti che si erano succedute una dopo l’altra alle lezioni che frequentava, lei che era di cultura universitaria.  prese posto fra le file di mezzo, non troppo vicina alla cattedra da stare sotto al naso del professore durante la spiegazione né tanto distante da non essere veduta dall’insegnate. Essere un volto qualunque fra la folla, ma un volto sempre presente alle lezioni era ciò che  aveva imparato ad essere dopo due anni di corso. In fin dei conti era questo che i docenti mostravano di apprezzare dai loro studenti. Il professore di Chimica generale era un ometto vecchio con un viso scavato da rughe e grinze come la corteccia di una vecchia quercia, ed aveva lo sguardo un po’ spiritato. Arrivò con matematica puntualità quando mancava appena un quarto d’ora alle nove, depose la sua cartella in pelle sul piano della cattedra e ne estrasse un volume di lucidi. L’aula era piena per un quarto solamente dei posti disponibili. Gli studenti si erano stancati col tempo di seguire le lezioni di quel vecchio noioso. In quel momento una ragazza dai capelli castani e mossi che le arrivavano alle spalle le si sedette accanto.  la guardò con disinteresse. L’aveva già veduta qualche volta ai suoi stessi corsi e qualche volta si erano scambiate gli appunti del giorno, ma la conoscenza si era mantenuta sempre molto superficiale.  sapeva che la ragazza si chiamava , che lavorava saltuariamente in una piccola pizzeria in centro e che era già iscritta al quarto anno benché avesse dato meno esami di lei.  era una bella studentessa dalla carnagione abbronzata e liscia, i lineamenti del viso erano regolari e gli occhi castani come la chioma. In particolare  era messa molto meglio di  in quanto a curve ed era noto che il suo seno prosperoso ed il suo fondoschiena avevano fatto girare la testa a molti studenti durante gli anni scorsi.  si guardò per un attimo il seno; rispetto a quello della ragazza che le sedeva accanto appariva minuscolo ed insignificante. La maglietta era rialzata solo di un poco, là dove doveva.</p>
<p>“Ma a che sto pensando?”- si disse, come vergognandosi di se stessa.  sembrò non degnarla di uno sguardo, aveva preso block notes e penna e attendeva solamente l’inizio della lezione. Poi, pochi secondi prima che il professore iniziasse a parlare, la ragazza dai capelli castani sembrò ricordarsi di qualcosa, frugò nella tasca posteriore dei pantaloni e ne estrasse un pacchetto di carta grande quanto una lettera. Lo guardò sorridente ed i suoi occhi vispi brillarono di una luce furba. Infine, con indifferenza, appoggiò la busta sul banco a fianco del suo, proprio davanti al quaderno di . Quest’ultima lo osservò incuriosita mentre  la scrutava trattenendo a stento il riso mentre parlava con la sua amica escort.</p>
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		<title>Bellissima accompagnatrice Verona</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 01:33:06 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Escort Verona]]></category>
		<category><![CDATA[escort figa]]></category>

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		<description><![CDATA[Eppure sul suo volto vi era ancora stampato un bel sorriso luminoso e pieno di malizia.  non lo scorse neppure, troppo immedesimata nell’osservare inorridita quelle foto. -“Non lo fare! Il mio fidanzato…”- mormorò al limite della disperazione –“…è geloso marcio. E se lo dici a lui…”- -“Lui s’incazzerà come un animale, sicuramente ti mollerà e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eppure sul suo volto vi era ancora stampato un bel sorriso luminoso e pieno di malizia.  non lo scorse neppure, troppo immedesimata nell’osservare inorridita quelle foto. -“Non lo fare! Il mio fidanzato…”- mormorò al limite della disperazione –“…è geloso marcio. E se lo dici a lui…”- -“Lui s’incazzerà come un animale, sicuramente ti mollerà e forse ti prenderà anche a schiaffi o peggio. Magari una bella scenata… e ci andrà giù pesante, anche più di quanto tu non pensi. Puoi stare sicura che in capo a due giorni sarai divenuta la protagonista assoluta di questi corridoi!”- Gli occhi di  non sfiorarono mai il volto di ; era come se la prima trovasse l’altra indegna d’essere persino considerata. In fondo non si degna d’attenzione una mosca che sbatte le ali bagnate in un angolo del marciapiede, aspettando solo d’essere calpestata. -“Oh, e nel caso ti fosse venuta in mente l’idea di strappare le foto che hai fra le mani per cancellare le prove della porcheria che hai fatto”- disse  –“Sappi che ho i negativi e posso farne quante ne voglio. Ne farò dei poster da appendere in aula magna se necessario.Tutti dovranno sapere!”- -“Ma come le hai avute?”- chiese . La sua mente era in pieno panico, la sua ragione navigava nel marasma della paura e della vergogna. A cosa sarebbe servito conoscere la provenienza di quelle foto? Ormai i giochi erano fatti, le prove c’erano e non le si poteva ignorare.</p>
<p>Ma la sua coscienza si rifiutava d’accettarlo, era come se l’intera situazione fosse un incubo e non qualcosa di reale. Si sorprese tuttavia di non aver gridato, di essersi data un contegno dignitoso affinché in aula nessuno, dal professore all’ultimo degli studenti presenti, s’accorgesse della tragedia in atto. -“Ho le mie fonti, sai com’è!”- esclamò sorridente . Mentre parlava con  prendeva appunti su quanto stava dicendo il professore. Non degnò la ragazza più giovane di uno sguardo. -“Ti prego, non dirlo a ”- supplicò . -“Vedremo…”- -“Ma…”- -“Non ora!”- rispose stizzita  voltando il capo verso . Guardò la ragazza febbricitante come si guarda un insetto fastidioso che ci ronza vicino all’orecchio. –“Non vedi che mi disturbi? Insomma!”- -“Ti prego!”- supplicò ancora  –“Se vuoi che faccia qualcosa…qualunque cosa…”-  sogghignò malignamente –“In realtà si. Voglio qualcosa da te. L’espediente delle foto è solo un piccolo ricatto morale per ottenerlo. Un mezzuccio un po’ sleale ma tutto sommato efficace, non trovi?”- Nel cuore di , oltre alla sempre più angosciante morsa di disperazione, altri sentimenti si facevano ora strada. Ah, portami un regalino. Una scatola di cioccolatini o dei fiori. Sai, sta male presentarsi in casa d’altri senza un piccolo presente per la padrona, ti pare? Se opti per i cioccolatini fa che siano di marca buona. Ed io amo le rose rosse. Mi raccomando, alle tre e con un regalo. Sgarra ed io ti sputtano davanti a tutta l’Università, bidelle comprese. Ritarda di un solo minuto e non mi troverai in casa, sarò sulla strada per andare a trovare il tuo caro fidanzato. Quel cornuto…”-  non aveva il coraggio di sollevare lo sguardo.</p>
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		<title>Escort Mantova e Sirmione</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 01:29:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I suoi occhi andavano avanti ed indietro, dalle foto di Mantova e Sirmione che erano sul banco e parzialmente coperte dalla copertina del quaderno alle gambe della sua aguzzina. Vide che  indossava un paio di scarpe da ginnastica nuove. -“Come vuoi”- disse infine. -“E chiamami Padrona, da ora in avanti, capito? Non voglio più sentire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I suoi occhi andavano avanti ed indietro, dalle foto di Mantova e Sirmione che erano sul banco e parzialmente coperte dalla copertina del quaderno alle gambe della sua aguzzina. Vide che  indossava un paio di scarpe da ginnastica nuove. -“Come vuoi”- disse infine. -“E chiamami Padrona, da ora in avanti, capito? Non voglio più sentire parlare di ! Chi è ? Io sono solo la tua Padrona. Sta bene?”-  strinse i denti fin a sentire male alle gengive ed alla radice dei denti. –“Come desideri, Padrona”- -“Ti sei dimenticata la terza persona singolare”- -“Come desidera, Padrona. Va bene così?”-  s’alzò in piedi –“Le foto te le regalo, tanto ti ricordo che ho i negativi. Goditele, serva. Ciao!”- Se ne andò movendo il culetto rotondo e perfetto in modo appariscente e sensuale.  la osservò andare via e le parve di morire. Era la schiava di una sua compagna di corso. Le poche ore che la separavano dalle tre del pomeriggio, sentiva in cuor suo, non sarebbero trascorse mai. Aveva ragione.  si presentò in piedi davanti alla porta dell’appartamento di  ed alle tre mancavano ancora dieci minuti buoni. Fremeva,  e non a torto. Lungo la strada non aveva cessato un attimo di rimuginare su cosa avrebbe fatto, a quel che sarebbe stata la sua reazione una volta che fosse venuta a trovarsi faccia a faccia con la sua nemica. Nemica, si, e non avversaria. L’avversario è qualcuno con cui ti confronti. Ci si batte ad armi pari con un avversario. No, semplicemente  era una nemica, aveva aperto le ostilità senza motivo alcuno, colpendo alla schiena ed approfittando del vantaggio. La lezione di Chimica inorganica di quella stessa mattina era stata la sua Sirmione, proprio sul lago. Ma non ve ne sarebbero state altre, giurò . Non avrebbe dato a quella strega l’opportunità di infierire ulteriormente su di lei. Suonò il campanello una sola volta.  venne ad aprire dopo un paio di minuti. Mentre  vestiva in jeans e maglietta nera, come in aula,  s’era messa in libertà. Indossava un paio di pantaloncini cortissimi, neri, che le lasciavano scoperte le belle cosce piene e sode e stringevano morbidamente l’attaccatura delle gambe alle natiche generose. Sopra vestiva una T-shirt bianca senza maniche e non indossava né reggiseno né canottiera.  aveva rivisto questa scena mille volte nella propria fantasia, come un serial-killer che immagina il palcoscenico del suo prossimo omicidio fino alla pazzia. Aveva veduto se stessa mentre affrontava la sua aguzzina con ferocia, verbalmente ed anche fisicamente, se vi fosse stato bisogno. Aveva contemplato l’ipotesi di colpirla, schiaffeggiarla, batterle la faccia contro un muro artigliandola per i capelli. Prenderla a calci e lasciarla boccheggiante sul pavimento. Questo, beninteso, prima di trovarsela davanti nella realtà. Quando  aprì la porta e le sorrise con la sua bella bocca, le sue labbra carnose e sensuali, i suoi occhi brillanti, la sicurezza di  scomparve di colpo. Quella ragazza ha le foto che potrebbero compromettere la tua faccia davanti a tutti, si ripeté e parti&#8217; per Mantova.</p>
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		<title>Accompagnatrice dominante a Verona</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 01:26:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rovinerà la tua storia d’amore con la severa dominante, gli sussurrò la voce da lontano, i tuoi amici ti lasceranno. E l’altro ragazzo? Valerio? Il tuo amante non più segreto? Ci hai pensato? Anche lui ha una ragazza. Ti tratterà come una cagna se lo trascini nel fango con te. E si vendicherà. Oh, se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rovinerà la tua storia d’amore con la severa dominante, gli sussurrò la voce da lontano, i tuoi amici ti lasceranno. E l’altro ragazzo? Valerio? Il tuo amante non più segreto? Ci hai pensato? Anche lui ha una ragazza. Ti tratterà come una cagna se lo trascini nel fango con te. E si vendicherà. Oh, se si vendicherà! -“Lascia perdere, !”- disse ancora la voce –“Abbandonati! L’unica strada è affidarsi alle mani di questa ragazza. Tu sei sua!”- Lo sguardo di  planò ai piedi di , che erano fasciati da un bianco paio di calzettoni alla caviglia con gli orli arrotolati e calzavano ciabatte senza tacco che lasciavano scoperto tallone, dorso e punta delle dita. -“Entra, vuoi restare lì sulla porta?”- disse .  mosse un passo avanti, sempre tenendo lo sguardo basso. -“Gra…grazie”-  sorrise, lasciò che la ragazza fosse entrata e poi chiuse la porta, sbattendola. Girò la chiave nella toppa e mise la catenella.  si sentì come un topo in trappola.</p>
<p>-“Perché?”- le chiese la vocina interiore –“Non è una porta chiusa a chiave che ti ingabbia. Ciò che ti imprigiona in questo momento è lo sguardo di colei che ti è davanti”- -“Sei in anticipo”- disse  –“non sei riuscita a darti pace, eh?”- -“No”- rispose  –“Non ci sono riuscita. Come avrei potuto?”- -“Non avresti potuto, infatti”-  le passò una mano fra i capelli.  non si mosse e continuò a guardare verso i piedi della sua aguzzina. -“Hai lo sguardo serio serio, povera piccola” disse la Padrona. Il suo tocco, da principio poco più vigoroso di una energica carezza si stava lentamente trasformando in una formidabile presa. Se nella fantasia di  era lei a torcere i capelli alla nemica, nella realtà era  ad avere facilmente il sopravvento. -“Eh, si. Mi divertirò davvero molto con te, lo sai?”- strinse più forte e la testa di  fu forzata verso il basso –“Non ti voglio male, non più di quanto non ne voglia ad una qualsiasi persona che non conosco e che vedo passeggiare per i corridoi dell’accademia tutti i giorni. Capirai che quello che voglio non è rivalermi su di te perché mi sei antipatica o perché mi debba vendicare di qualche sgarbo subito”-  aveva il collo piegato ad angolo retto, il mento conficcato alla base del collo. La spinta di  s’arrestò per un momento e la lasciò lì, in quella posizione scomoda, ad ammirare dall’alto le sue belle gambe di Padrona. -“Quello che faccio è solo divertirmi. Le foto? Bah! Un incentivo per stimolarti inizialmente ad obbedirmi. Sono più che convinta che dopo che mi avrai fatto da schiava per i primi due o tre giorni non potrai più fare a meno dei miei piccoli soprusi. Sul serio! Sono convinta che piacerà anche a te!”-  non rispose. -“Non credi?”- chiese . Ancora nessuna risposta.  allora spinse improvvisamente la mano con la quale artigliava la nera chioma di  verso il basso.  si ritrovò inginocchiata, con la testa all’altezza delle ginocchia di  e la mani pigiate sul pavimento a pochi centimetri dai piedi della Padrona.  sollevò una gamba, senza fretta, mollò i bei capelli di  e poggiò un’estremità ancora calzata nella pantofola sulla nuca della ragazza. Premette. La schiava piegò ancor di più la schiena, fino a sentire fitte dolorose come punture d’aghi lungo tutta la colonna vertebrale. La sua faccia fu spinta ad un palmo di distanza appena dal pavimento. -“Ti impegni poco, ”- disse  con voce sarcastica –“Vedi, io posso fare di te ciò che voglio. E’ in questo che consiste il mio divertimento. Tu devi solo assecondarmi”- Ruotò il piede sulla nuca di  –“So che in questo momento mi odi più di qualunque altra cosa e persona al mondo, ma non ti sgomentare. Come ti ho già detto si tratta di un risentimento passeggero, destinato a durare qualche giorno al massimo. Lentamente il tuo spirito verrà fiaccato ai miei desideri. Quel sottile senso di sottomissione misto a piacere che ora trovi così umiliante ti pervaderà ed allora lo troverai dapprima sopportabile e poi, alla fine, addirittura inebriante. Non potrai farne a meno. Aspetta un mese al massimo e vedrai.</p>
<p>La sola idea di non poter più essere la mia serva ti spaccherà l’anima come te l’ha ferita questa mattina la mia piccola proposta”- Detto questo  sollevò anche l’altro piede da terra e, gravando interamente col proprio peso sulla testa di una  genuflessa e sconfitta, si gustò i lamenti soffocati ed i singulti spezzati della propria schiava. La faccia della serva scivolò sulla fredda superficie del pavimento in marmo bianco e lì rimase sotto la spinta dei piedi della bella . Trascorsero alcuni minuti. Il dolore alla schiena della sottomessa era divenuto un unico continuo urlo insopportabile, così come il penetrare dei bordi duri delle suole della ciabatte nella pelle della nuca.  pianse.  la lasciò fare per qualche istante ancora; poi, pienamente soddisfatta, scese dal suo corpo. Agguantò ancora una volta  per i capelli e, senza dare tempo alla serva di riprendersi dal dolore, la forzò ad alzarsi e la trascinò in un’altra stanza.</p>
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		<title>Padrona Verona</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 01:24:03 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[padrona per schiavo ubbidiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Al centro della sala era posto un tappeto ed un tavolinetto in vetro e legno. Alcune riviste di moda e gossip erano sparse alla rinfusa sul piano. Addossato ad una parete stava un bel divano bianco mentre sul lato opposto della stanza vi erano un TV color ed una piccola libreria colma di volumi.  riconobbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al centro della sala era posto un tappeto ed un tavolinetto in vetro e legno. Alcune riviste di moda e gossip erano sparse alla rinfusa sul piano. Addossato ad una parete stava un bel divano bianco mentre sul lato opposto della stanza vi erano un TV color ed una piccola libreria colma di volumi.  riconobbe alcuni libri del suo corso di studi. Un’ampia finestra illuminava la stanza e sull’ultima parete la ragazza vide un’alta scaffalatura piena di libri ed un piccolo acquario con pesci variopinti e piante tropicali.  s’avviò verso il divano e costrinse  a seguirla quattro zampe. La povera serva doveva procedere come una cagna perché la Padrona non le permetteva di sollevare la testa più in alto delle proprie gambe. Aveva il viso a pochi centimetri dal sedere tondo e bellissimo di  e la Padrona glielo agitava davanti nel camminare in modo sensuale ed elegante. Per un attimo, un attimo solo,  ne fu ammaliata.  si sedette sui morbidi cuscini del divano e lasciò la chioma di . Questa si sollevò un poco portandosi le mani alla nuca dolorante. -“Torna in ginocchio”- ordinò , senza alzare la voce.  esitò. -“Schiava! Obbedisci!”- Queste parole percossero  come una frustata e la ragazza si chinò davanti alla Padrona. -“Toglimi le ciabattine”-  prese prima un piede e poi l’altro, tolse da entrambi le pantofoline e le appoggiò sul pavimento. -“Sulle mani”- disse tranquillamente . -“Come?”- -“Ho detto sulle mani. Sulle tue mani. I miei piedini si raffreddano a stare fermi sul marmo, li devi adagiare sulle tue mani”-  sollevò i piedi di  e distese le sue mani sul pavimento.  vi appoggiò sopra i talloni e l’incavo delle piante. Muoveva le dita con leggiadria, assaporando l’orgoglio di  in frantumi. -“Ora toglimi i calzettoni”- incalzò. -“Ma…”- balbettò la schiava. Stava per dire –“Come faccio a toglierle le calza se ho le mani sotto ai suoi piedi?”- -“Non lo fai?”- chiese  fra il divertito e lo strafottente. -“Dovrei spostare le mani”- -“Nient’affatto!”- esclamò , sollevando un solo piedino e strofinandone la punta sulle labbra semidischiuse di  –“Lo farai con la bocca, tutto qui. Ma attenta a non pizzicarmi con i denti, altrimenti ti calpesterò come poco fa. Solo che lo farò con i tacchi a spillo, ci siamo capite?”-  non ebbe bisogno di rispondere. Era annientata e sconfitta in partenza. Si chinò fino a sfiorare le caviglie dell’aguzzina con la bocca, afferrò quanto più delicatamente possibile l’orlo delle calze fra i denti e le labbra e fece scendere il primo calzino. Il piedino di  era abbronzato ed aveva il colore della più bella gemma d’ambra che  avesse mai vista. I suoi occhi ne percorsero il tallone fiero e forte e le dita affusolate, poi spostò la bocca verso il secondo calzino e ripeté da capo l’operazione. I calzini infine giacevano sul pavimento. -“Stasera lavali”- disse . -“Eh?”- -“I miei calzini, intendo. Li porti a casa tua e li lavi. Me li riporterai quando saranno puliti e stirati”- sbuffò la Padrona, col tono di chi ha ripetuto lo stesso ordine un numero di volte tale da far perdere la pazienza –“Schiava. Ti fai ridire le cose un po’ troppo spesso. Così non va bene”- E così dicendo premette un piede sulla faccia di . La serva avvertì la pianta del piede che le schiacciava la guancia sinistra e l’unghia dell’alluce che si divertiva a tormentare il suo sopracciglio. -“Devi imparare a prevenire i miei desideri al più presto. Desidero che tu sia in grado di eseguire i miei ordini nel momento stesso in cui la mia mente li formula, intesi?”- -“Farò del mio meglio, Padrona”-  tolse il piede e lo riappoggiò sulle mani di . Sorrise. -“Va bene, ora leccami i piedi. E fallo bene”- -“Ma…” esitò  –“Come vuoi”- -“La terza persona, schiava. Usa le formalità che ti sono dovute”- -“Come vuole Lei. E mi perdoni”- -“Così va già meglio. Datti da fare”-  non indugiò oltre. Leccò il dorso di quei meravigliosi piedini che ora le stavano calpestando le mani, facendole dolere le articolazioni delle dita. Ad ogni colpetto di lingua  sentiva la sua anima lacerarsi sempre più in profondità. Non capiva nemmeno più perché stesse facendo quello che stava facendo. Il ricordo delle foto e del ricatto s’era come sbiadito nel dolore di qualche padrona.</p>
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		<title>Escort sul Lago di Garda</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 01:22:56 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[escort lago di garda]]></category>
		<category><![CDATA[porca in barca sull'acqua]]></category>

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		<description><![CDATA[Non lo ricordava più. Si sentiva assopita ma sveglissima, smarrita in un dormiveglia atono e tuttavia vigile come un gatto. Leccò a lungo i piedi della ragazza che la stava ricattando e che l’aveva fatta soffrire fisicamente e psicologicamente. Passò e ripassò con la lingua fra le dita, si sforzò di raggiungere ogni anfratto dell’arco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non lo ricordava più. Si sentiva assopita ma sveglissima, smarrita in un dormiveglia atono e tuttavia vigile come un gatto. Leccò a lungo i piedi della ragazza che la stava ricattando e che l’aveva fatta soffrire fisicamente e psicologicamente. Passò e ripassò con la lingua fra le dita, si sforzò di raggiungere ogni anfratto dell’arco plantare e del tallone.  seguì con attenzione l’umiliante lavoro della escort. Muoveva i piedi per indicare di leccare ora in punto, ora in un altro. La schiava capiva al volo e s’impegnava. -“Bene!”- esclamò  dopo un poco –“Mi ritengo soddisfatta”- Sollevò entrambi piedi e calò due colpi di tallone sulla testa di un’indifesa . La schiava, intontita, si ritrovò con la faccia sul pavimento, ancora una volta sotto ai piedi di . -“Visto che non è poi tanto disgustoso leccarmi i piedi?”- domandò sarcasticamente la Padrona. -“Si, Signora”- -“Non ne sei convinta?”-  non rispose, non ve ne era bisogno. -“Ti stai rendendo conto che la vita da schiava ti piace e questo ti preoccupa, non ho forse ragione?”- Silenzio da parte della sottomessa.  spostò le gambe, le ritrasse verso il bordo del divano –“Le pantofole. Mettimele”-  si mosse a fatica come una bambina che sia stata appena pestata dal bullo di quartiere.</p>
<p>Raccolse le pantofole di  e le calzò ai piedi della Padrona. Lo fece con la massima devozione e questo non sfuggì di certo all’occhio furbo dell’aguzzina.  la odiava, lei era la sua nemica, e tuttavia pur di non perdere la faccia la ragazza le aveva giurato fedeltà ed obbedienza. In quel momento  ne fu certa,  sarebbe diventata la sua schiva a tutti gli effetti. Aveva previsto che per il primo giorno un trattamento come quello che  aveva appena subito fosse sufficiente, pensava che l’avrebbe congedata al termine della prova orale, dopo averla fatta interrogare in lingue dai suoi piedi, invece la schiava pareva avere a disposizione energie e capacità di sopportazione insospettabili. La sua lingua era una carezza morbida e invitante, il suo corpicino armonioso e gracile pareva il tappeto ideale per infierire a pieno peso con scarpe dalla suola robusta. E poi quell’espressione frustrata, quell’aria sconfitta e mortificata fecero fremere il sesso di . La Padrona desiderò mettere alla prova se stessa. Volle vedere fin dove avrebbe potuto spingere la sua schiava col suo ricatto. -“Schiava, vieni da me”- disse. Fece per uscire dal salotto, poi con la coda dell’occhio s’accorse che  la stava seguendo ritta in piedi, con lo sguardo basso ma sulle sue gambe. Si fermò così bruscamente che per poco la schiava non le andò a sbattere contro. -“Brutta stronza!”- urlò –“Che cazzo fai? Mi segui così, in piedi?”-  si riscosse dal torpore. Guardò allibita la Padrona senza capire bene quale crimine avesse mai commesso, quale mancanza fosse stata così grave da far imbestialire  a quel punto. -“Giù in ginocchio!”- esclamò  –“A quattro zampe mi devi venire dietro. Anzi, già che ci siamo sarai la mia cavallina”- Appena  si fu prostrata a terra e le sue mani già martoriate ebbero toccato il pavimento  la scavalcò e si sedette senza pietà sulla sua schiena. Poi sollevò i piedi da terra e le mise ai lati della testa di , in modo da giacere con tutto il peso sulla schiena della serva. -“Trotta, cagna”- disse.  obbedì, sempre più sottomessa dalla vergogna. Compiuti i primi cinque metri  iniziò a sghignazzare. Le piaceva proprio tanto farsi portare in giro a quella maniera.Teneva le pantofole mezze sfilate dai piedi e le dondolava sulla punta dei piedi, sfiorando con esse gli occhi in lacrime di . -“Dove devo andare, Padrona?”- chiese , quando fu in mezzo al corridoio.  era un po’ indecisa. L’appartamento era piccolo e le stanze tutte disposte attorno a quell’unico corridoio. La sua prima idea era stata quella di dirigersi subito verso il bagno, però la breve cavalcata l’aveva fatta desistere; era troppo bello starsene comoda e rilassata sulle spalle di  mentre quella faticava come un mulo, trasportandola ovunque ella volesse. -“Vai verso la cucina”- disse  infine. -“Non so dov’è”- -“Ah, già, è verso sinistra”-  obbedì. Le sue spalle tremavano sotto al peso di , che dal canto suo invece godeva di quella sofferenza di essere accompagnatrice e escort sul lago.</p>
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		<title>Accompagnatrice con tacchi alti in città e provincia</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 01:20:49 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Accompagnatrice in tacchi alti]]></category>
		<category><![CDATA[Accompagnatrici Verona]]></category>
		<category><![CDATA[con i tacchi sulla schiena dello schiavo]]></category>

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		<description><![CDATA[Sentiva la sua accompagnatrice puntare i suoi tacchi alti sulla schiena. Lo schiavo, seppure cliente, era in preda al dolore sotto di se e lei se ne restava seduta senza neppure ansimare. Per incoraggiare la schiava le prese in mano i capelli e glieli tirò, poi la schiaffeggiò e la colpì al fianco con una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sentiva la sua accompagnatrice puntare i suoi tacchi alti sulla schiena. Lo schiavo, seppure cliente, era in preda al dolore sotto di se e lei se ne restava seduta senza neppure ansimare. Per incoraggiare la schiava le prese in mano i capelli e glieli tirò, poi la schiaffeggiò e la colpì al fianco con una tallonata.  mandò un gridolino, i muscoli delle sue braccia si contrassero allo spasimo, pronti a cedere dopo un altro passo.  le strattonò i capelli fin quasi a strapparli. -“Prova a cadere e ti schiaccio la testa sotto ai piedi”- sibilò l’amazzone con tale cattiveria che si sorprese persino lei –“Ti cavo gli occhi con i miei tacchi, stronza!”-  raccolse allora tutte le forze residue. Quello che stava accadendo in quel piccolo appartamento di Firenze era assolutamente assurdo, non aveva motivo di essere. Tuttavia così era, una ragazza si divertiva a maltrattarne un’altra e la schiava doveva solo pensare a far divertire la sua carceriera. Solo questo contava per , ora. Far divertire la Padrona. Eseguì gli ordini. Trasportò  a lungo, quel pomeriggio e quando, dopo una mezz’ora di trotto, la bella aguzzina si fu scocciata di quel gioco,  aveva ginocchia e mani doloranti e riusciva a stare in piedi a stento.  la osservò barcollante ai suoi piedi e ne rise –“Bene, schiavetta, la prossima volta mi porterai a cavalluccio nella stessa maniera ma in mezzo ad un prato. Ho sempre sognato di cavalcare in campagna”- Le porse un piede –“Baciami i piedi”-  si chinò e baciò i piedi di . Erano in bagno.  aveva deciso di terminare la cavalcata nella stanza dei servizi. Si abbassò i pantaloncini fino alle caviglie e rimase con indosso solo con gli slip bianchi. Era davanti alla tazza e mostrava il fianco a , inginocchiata ai suoi piedi. La schiava aveva le gambe intorpidite dal dolore. -“Come sono secondo te?”- chiese ad un certo punto . -“In che senso, Padrona?”-  era titubante. Non capiva il significato della domanda della sua Padrona. -“Come sono, no? Come sono fatta! Sono bella, brutta, grassa, sfatta…?! Dimmi la verità!”-  guardò  a lungo. Non vi aveva fatto caso da quando era entrata nell’appartamento ma la Padrona, con maglietta e pantaloncini corti, era veramente bellissima. Fisicamente perfetta, non un filo di grasso, eppure non era neppure magra come tante modelle anoressiche che spesso appaiono sulle riviste d’abbigliamento. Quelle gambe lunghe e forti e quelle natiche rotonde e sode riempivano gli occhi della schiava. I piedi della Padrona,  li conosceva già molto bene, erano eleganti e sensuali, senza le rughe ed i calli tipici di chi cammina molto. Più in su lo sguardo della serva non s’azzardò a salire. Non se la sentiva d’incrociare nuovamente l’espressione trionfante ed arrogante di . -“Lei è molto bella, Padrona.</p>
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		<title>Escort Dominatrice a Verona</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 01:16:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[escort dominatrice Verona]]></category>

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		<description><![CDATA[“Si, Padrona”- -“Non ne sei molto convinta, mi pare. Davvero lo pensi o lo dici così, tanto per farmi piacere?”- Sollevò un piede e poi l’altro dai pantaloncini accasciati sul pavimento ed iniziò a sfilarsi lentamente gli slip, facendoli scivolare lungo le cosce. -“Si, Padrona”- ripeté  –“Lei è bella…bellissima, molto più di me. La mia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Si, Padrona”- -“Non ne sei molto convinta, mi pare. Davvero lo pensi o lo dici così, tanto per farmi piacere?”- Sollevò un piede e poi l’altro dai pantaloncini accasciati sul pavimento ed iniziò a sfilarsi lentamente gli slip, facendoli scivolare lungo le cosce. -“Si, Padrona”- ripeté  –“Lei è bella…bellissima, molto più di me. La mia Padrona è perfetta!”- esclamò in un impeto d’entusiasmo la serva. Aveva appena lodato la persona che più odiava al mondo. Si sentì annullata nel corpo e nella mente. La sua autostima e la fiducia in se stessa erano andate a farsi un giro ai Carabi. Probabilmente non sarebbero più tornate o forse, se qualcuno avesse guardato bene, le avrebbe trovate spiaccicate sotto le suole delle pantofole di . -“Aiutami a togliere le mutandine”-  obbedì ancora una volta. Non era la cosa più ripugnate che la Padrona l’avesse costretta a compiere in quelle poche ore. Pose le mani verso le ginocchia della sua Signora dove l’indumento intimo si era fermato e stava per farle scendere fino alle caviglie della proprietaria quando , con lucida premeditazione, la colpì con un sonoro schiaffo in mezzo al volto. , già provata dalla lunga cavalcata e dal calpestamento di prima, crollò a terra come un fantoccio senza ossa. Si portò la mano alla guancia, che si stava velocemente arrossando e guardò attonita la Padrona.  la fissava con aria severa –“Ti ho forse chiesto di usare la mani?</p>
<p>Cioè, le zampe? Tu sei un’animale! La mia cagna!”- Le prese il mento con la mano sinistra, sollevandole la testa con l’indice e facendo in modo da guardarla dritta negli occhi sconfitti. -“Usa la bocca. Hai una bella bocca, dopotutto, l’ideale per i miei slip. O forse pensi che le mie preziose mutandine meritino qualcosa di meno?”- Spinse via , allontanandola dal proprio cospetto. Immediatamente la schiava tornò ad abbassare lo sguardo verso il pavimento. -“No, Padrona”- disse –“Userò la bocca”- Si fece forza e prese un lembo del tessuto fra le labbra, stando attenta a non aumentare troppo la pressione dei denti. Sapeva che una piccola piega lasciata sulle mutandine di  avrebbe reso furente la giovane Padrona. Ora era con la testa fra le cosce della sua Signora che la guardava tutta soddisfatta da sopra.  aveva un’espressione a metà fra il divertito e l’annoiato; seguiva le prodezze di  stando ritta in piedi a gambe leggermente divaricate e con le mani appoggiate ai fianchi.  si prostrò fino a toccare con la fronte la fredda superficie del pavimento, sempre continuando a tenere gli slip di  in bocca. Quando le mutandine furono arrivate alle caviglie della ragazza, quest’ultima sollevò di scatto un piede e lo calò altrettanto velocemente sulla testa di , badando a non lesinare la pressione.  gemette e si lamentò. Un urlò strozzato le morì in gola.  si sedette sulla tazza, tranquillamente, e quando si fu accomodata sollevò anche l’altro piede e lo premette sulla nuca di . La serva capì che avrebbe dovuto attendere in quella posizione finché la sua Signora non avesse sbrigato i suoi bisogni fisiologici. Sentì dopo poco il suono inconfondibile di un flusso d’urina che batte contro la ceramica del water. Poco dopo  le tolse i piedi dalla testa. -“Hurry up, cagna!”- esclamò tutta allegra la Padrona –“Adesso t’insegno come essermi utile da questo momento in avanti”-  barcollò, si spinse con la testa ad un palmo di distanza dalle ginocchia di  e cercò di sollevarsi in ginocchio ma la dominatrice la precedette, afferrandola per i capelli e tirandole il viso verso l’alto. Contemporaneamente  s’alzò in piedi e schiacciò la bocca di  contro la propria vagina ancora umida –“Dai, tira fuori la lingua e leccami per benino! Non sei capace di mantenere un rapporto leale ed onesto con un ragazzo, vediamo se almeno sei in grado di funzionare da carta igienica!”-  non resistette all’ordine impartitole da , non vi provò neppure. Tirò fuori la lingua e leccò con dovizia di premure il sesso della Padrona.</p>
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		<title>Mistress</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 01:15:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mistress]]></category>
		<category><![CDATA[urina in bocca alla schiava]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sapore dell’urina della ragazza le invase la gola, le provocò un senso di nausea, ma  lo respinse e si sforzò di procedere. Inoltre, superati quei primi secondi di repulsione, dovette ammettere a se stesa che il gusto che le pervadeva il palato non era poi così schifoso come aveva creduto. E in più  stava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il sapore dell’urina della ragazza le invase la gola, le provocò un senso di nausea, ma  lo respinse e si sforzò di procedere. Inoltre, superati quei primi secondi di repulsione, dovette ammettere a se stesa che il gusto che le pervadeva il palato non era poi così schifoso come aveva creduto. E in più  stava gradendo moltissimo quel trattamento. La schiava se ne accorse dai movimenti ondeggianti e flessuosi del bacino, dalla forza crescente con cui la mano le stringeva i capelli, dai mormorii di piacere che uscivano dalle labbra di . -“Brava, cagna…continua. Lecca, lecca, lecca cagna schifosa…sporca metticorna bastarda, sei la mia carta igienica….”- disse la Padrona. Sembrava non volersi più fermare, aumentava e diminuiva la pressione del sesso contro la faccia di  a seconda del suo piacere, senza badare minimamente agli sforzi compiuti dalla serva. Solo un paio di minuti furono sufficienti per farle raggiungere l’orgasmo. Fu una scarica forte ed intensissima che l’attraversò dalla testa alla colonna vertebrale e le raggiunse le ginocchia.  la percepì in bocca, la ricevette senza esitare, la fece sua e poi, con l’acquietarsi dell’impulso erotico della sua Signora, le sue forze vennero meno e s’accasciò definitivamente sul pavimento.</p>
<p>Quello che successe nei minuti successivi ebbe il gusto del dormiveglia per . La ragazza giacque intontita e quasi del tutto priva di coscienza, nel bagno della sua nuova proprietaria. Quando riuscì a sollevarsi  non c’era più. Si ricompose alla meno peggio e riacquistò un po’ di energie. Uscì dal bagno sulle quattro zampe, come  voleva e si diresse verso il salotto, da dove proveniva la voce della Tv accesa. La Padrona era languidamente sdraiata sul soffice divano, le gambe distese strusciavano fra loro, producendo un fruscio di seta. Non degnò  di uno sguardo mentre la schiava le si avvicinava procedendo nella sua umile postura canina. Quando la serva fu arrivata al divano  sollevò una gamba e con un piede accarezzò la testa ancora spettinata dell’altra. -“E’ stata dura oggi, non è vero?”- chiese, senza tuttavia tradire rimorso o vergogna per ciò che aveva fatto subire ad una sua compagna di Università. Sembrava che trattare  come una cagna fosse una cosa normale per lei, un po’ com’era normale adesso strofinarle la pianta del piede sul volto. La schiava annuì, quasi rilassata dal tocco del piedino di  che ora era leggero come una piuma e trasmetteva calore e comprensione. -“Sei stata grande, lo sai?”- si complimentò  –“Veramente una gran forza d’animo”- -“Grazie, Padrona”- disse  e nelle sue parole c’era una gratitudine che stupì pure se stessa. -“Ora va’. Sei libera”- -“Vuol dire che…”- -“Che puoi tornare a casa”- -“E le foto?”- -“Ah!”- esclamò la Padrona battendo il piedino con dolcezza sul naso della schiava –“Questo è un altro discorso. Non è che non voglia dartele, ma poi tu ti vendicheresti subito di me, di quello che ti ho fatto subire oggi”- Aveva ragione, la schiava si svegliò. Caspita, anche se ora la stava accarezzando con dolcezza quella era pur sempre la vipera insidiosa che l’aveva ricattata con le foto del suo tradimento, che aveva minacciato di spargerne l’immagine per i corridoi dell’Università, che l’aveva calpestata e costretta a leccarle i piedi ed il sesso. Che aveva infine goduto nella sua bocca lasciandola tramortita sul pavimento. E poi la stava accarezzando, si, ma si potevano chiamare carezze affettuose quelle di ? Più che altro l’aguzzina stava pulendosi la pianta del piede sul suo naso, pensò . -“Dunque devi comprendere che quelle foto rappresentano il mio….chiamiamolo deterrente per mettermi al riparo da ogni tua possibile rappresaglia. Ma non ti devi preoccupare. Federico non le vedrà mai, a meno che naturalmente tu non mi provochi dispiacere”- Questo tranquillizzò in parte la schiava perché  appariva sincera. -“Ora vai, come ti ho detto sei libera. E mettiti in piedi, non sei più la mia cagna!”- disse  allontanando il piedino dal viso di  e riappoggiando la gamba sul morbido divano –“Oggi mi sono divertita molto con te!”-  rimase in silenzio un momento, poi fu tale il sollievo per aver evitato lo scandalo che prima di alzarsi ed andarsene prese entrambi i piedi di  fra le mani e li baciò un’ultima volta. Con grande piacere di quest’ultima. -“Allora addio, Padrona”- disse . -“Non devi più chiamarmi così”- la rimproverò bonariamente l’altra –“E da domani sarò nuovamente solo una tua compagna di corso. Quindi non dirmi addio ma solo arrivederci”- -“Arrivederci”- rispose l’altra. Se ne andò.  non la seguì neppure fino alla porta di casa, rimase comodamente sdraiata sul divano. Solo qualche minuto più tardi si rese conto di una cosa. I calzini non c’erano più. Li aveva lasciati sul tappeto in salotto, non c’erano dubbi, ma ora sul tappeto non c’era nulla. Ricordò le sue parole “stasera porta a casa i miei calzini e lavali”. -“Possibile che li abbia presi lei…?”- si domandò.  scese le scale del condominio di  due gradini per volta. Era sfinita e sconvolta. Aveva davvero baciato i piedi a quella carogna per ringraziarla prima di andarsene? Non gli sembrava vero. Perché l’aveva fatto, si domandò. Forse per il sollievo d’aver udito la promessa di  di non consegnare le foto? Ma perché poi? Un giuramento a voce non è un atto concreto, le prove che potevano comprometterla erano ancora nelle mani di una ragazza che aveva abusato di lei per tutto il pomeriggio, divertendosi anche molto. Quindi non era un bacio di riconoscenza. Forse un gesto di piacere? Piacere.</p>
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		<title>Padrona per schiava a Verona</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 01:12:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Padrona per schiava]]></category>
		<category><![CDATA[spezzare la schiena alla schiava]]></category>

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		<description><![CDATA[La sola idea la fece rabbrividire. Piacere nel farsi spezzare la schiena, nel farsi torturare il collo sotto le suole di un paio di pantofole? Piacere nel leccare piedi sudati e scarpe polverose? Ma si può davvero trarre piacere da queste cose, si chiese. Poi la sua razionalità prese il sopravvento. Mai, si disse. Tornò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La sola idea la fece rabbrividire. Piacere nel farsi spezzare la schiena, nel farsi torturare il collo sotto le suole di un paio di pantofole? Piacere nel leccare piedi sudati e scarpe polverose? Ma si può davvero trarre piacere da queste cose, si chiese. Poi la sua razionalità prese il sopravvento. Mai, si disse. Tornò a casa affamata e scarmigliata, si tolse il cappotto e lo gettò sull’attaccapanni. In quel momento, da una delle tasche del soprabito, cadde un fagotto bianco grande quanto un pugno.  lo vide e sulle prime non si rese neppure conto di cosa si trattasse. Poi una morsa la prese allo stomaco. -“Non è possibile…che cosa ho fatto?”- L’indomani mattina  si recò all’Università di buon’ora. In programma c’erano due ore di Istologia ed una terza ora di Patologia generale. Prese posto fra le ultime file e lasciò che il tempo scorresse scarabocchiando pochi, disordinati appunti con una matita spuntata. Aveva trascorso una notte molto tranquilla e non aveva avuto alcun problema a prender sonno. Tuttavia la sera, poco prima di coricarsi, aveva pensato per diverso tempo alla sua schiava. Non se la sarebbe lasciata sfuggire tanto facilmente, questo era certo. L’accordo era di non far vedere le foto a nessuno a patto che  si fosse comportata bene con , ma queste, la ragazza dai capelli castani lo sapeva bene, erano solo parole regalate al vento. Se le fosse venuta voglia di trascorrere un altro pomeriggio come quello del giorno prima non avrebbe avuto bisogno d’altro che di schioccare le dita e rinnovare il ricatto. Magari avrebbe potuto giustificare la cosa chiedendo a  favori impossibili e poi rimproverandola di non aver fatto abbastanza. Al momento giusto le avrebbe ricordato di essere in possesso delle prove della sua scappatella amorosa. Si, non c’erano problemi.  le apparteneva ancora. E perché no, magari un giorno la serva avrebbe davvero imparato ad apprezzare la sua Padrona e ad accettare il suo status, non come qualcosa d’imposto ma come una vocazione. In fondo in quale altro modo si sarebbe potuto giustificare quell’ultima mortificante prova di sottomissione, subito dopo aver detto alla schiava di andar via e di non preoccuparsi delle foto?  ne era certa,  nascondeva una forte natura masochista. Una natura prepotentemente celata dalle rigide regole di comportamento che la società le aveva imposto. Forse non era stato un caso che la serva si fosse scoperta per quel che era solo alla fine della giornata. Dopo essere stata spezzata in ogni modo, sia fisico che morale, le sue difese psicologiche si erano molto indebolite. Per un attimo  era stata se stessa, giudicò . Rimuginò sulle possibili evoluzioni del rapporto col suo nuovo giocattolo ed attese l’inizio delle lezioni. -“In quel momento, mentre le accarezzavo la faccia col mio piede, non le importava nulla delle foto, non le importava nulla di tutto ciò che la circondava. Per la prima volta seguiva i suoi istinti più reconditi, i suoi desideri. E ha desiderato baciarmi un’ultima volta i piedi”- Quel pensiero le fece provare un piacevole formicolio all’inguine. Forse l’avrebbe richiamata prima del previsto. La sua mano scese sul ventre e poi, con circospezione, ancora più in basso. In quel momento apparve . Si mise a sedere accanto a lei e la salutò con un sorriso timido. -“Buongiorno”- -“Ciao”- disse . Stava per accennare al mal di schiena che sicuramente doveva esserle venuto dopo il trattamento del giorno precedente ma  la precedette. -“Le ho portato queste”- disse la serva, e da sotto il banco le porse le calze bianche.  le prese e le guardò. Erano perfettamente lavate e stirate, piegate con cura. Ne rimase un po’ sorpresa ma una nuova ondata di calore la pervase. -“Ben fatto, schiava”- ridacchiò, dando maggiore enfasi possibile all’ultima parola –“Davvero un ottimo lavoro”- Le porse una mano davanti al viso.  esitò un istante e poi la prese nelle sue e la baciò. -“Ti faccio baciare la mia mano solo perché questi posti a sedere sono maledettamente piccoli e scomodi. Tu non avresti spazio per inginocchiarti ed io non ne avrei di più per stendere le gambe. In un’altra situazione saresti tenuta baciarmi le scarpe, lo sai?”- -“Si, Padrona”- rispose , alzandosi ed uscendo. Aveva lezione in un’altra aula.  non la trattenne, né la salutò. Ripose i calzini puliti nello zaino e si appoggiò sullo schienale della sedia. Presto avrebbe avuto bisogno di un nuovo servizio lavanderia.</p>
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