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Accompagnatrice dominante a Verona

By admin

Rovinerà la tua storia d’amore con la severa dominante, gli sussurrò la voce da lontano, i tuoi amici ti lasceranno. E l’altro ragazzo? Valerio? Il tuo amante non più segreto? Ci hai pensato? Anche lui ha una ragazza. Ti tratterà come una cagna se lo trascini nel fango con te. E si vendicherà. Oh, se si vendicherà! -“Lascia perdere, !”- disse ancora la voce –“Abbandonati! L’unica strada è affidarsi alle mani di questa ragazza. Tu sei sua!”- Lo sguardo di  planò ai piedi di , che erano fasciati da un bianco paio di calzettoni alla caviglia con gli orli arrotolati e calzavano ciabatte senza tacco che lasciavano scoperto tallone, dorso e punta delle dita. -“Entra, vuoi restare lì sulla porta?”- disse .  mosse un passo avanti, sempre tenendo lo sguardo basso. -“Gra…grazie”-  sorrise, lasciò che la ragazza fosse entrata e poi chiuse la porta, sbattendola. Girò la chiave nella toppa e mise la catenella.  si sentì come un topo in trappola.

-“Perché?”- le chiese la vocina interiore –“Non è una porta chiusa a chiave che ti ingabbia. Ciò che ti imprigiona in questo momento è lo sguardo di colei che ti è davanti”- -“Sei in anticipo”- disse  –“non sei riuscita a darti pace, eh?”- -“No”- rispose  –“Non ci sono riuscita. Come avrei potuto?”- -“Non avresti potuto, infatti”-  le passò una mano fra i capelli.  non si mosse e continuò a guardare verso i piedi della sua aguzzina. -“Hai lo sguardo serio serio, povera piccola” disse la Padrona. Il suo tocco, da principio poco più vigoroso di una energica carezza si stava lentamente trasformando in una formidabile presa. Se nella fantasia di  era lei a torcere i capelli alla nemica, nella realtà era  ad avere facilmente il sopravvento. -“Eh, si. Mi divertirò davvero molto con te, lo sai?”- strinse più forte e la testa di  fu forzata verso il basso –“Non ti voglio male, non più di quanto non ne voglia ad una qualsiasi persona che non conosco e che vedo passeggiare per i corridoi dell’accademia tutti i giorni. Capirai che quello che voglio non è rivalermi su di te perché mi sei antipatica o perché mi debba vendicare di qualche sgarbo subito”-  aveva il collo piegato ad angolo retto, il mento conficcato alla base del collo. La spinta di  s’arrestò per un momento e la lasciò lì, in quella posizione scomoda, ad ammirare dall’alto le sue belle gambe di Padrona. -“Quello che faccio è solo divertirmi. Le foto? Bah! Un incentivo per stimolarti inizialmente ad obbedirmi. Sono più che convinta che dopo che mi avrai fatto da schiava per i primi due o tre giorni non potrai più fare a meno dei miei piccoli soprusi. Sul serio! Sono convinta che piacerà anche a te!”-  non rispose. -“Non credi?”- chiese . Ancora nessuna risposta.  allora spinse improvvisamente la mano con la quale artigliava la nera chioma di  verso il basso.  si ritrovò inginocchiata, con la testa all’altezza delle ginocchia di  e la mani pigiate sul pavimento a pochi centimetri dai piedi della Padrona.  sollevò una gamba, senza fretta, mollò i bei capelli di  e poggiò un’estremità ancora calzata nella pantofola sulla nuca della ragazza. Premette. La schiava piegò ancor di più la schiena, fino a sentire fitte dolorose come punture d’aghi lungo tutta la colonna vertebrale. La sua faccia fu spinta ad un palmo di distanza appena dal pavimento. -“Ti impegni poco, ”- disse  con voce sarcastica –“Vedi, io posso fare di te ciò che voglio. E’ in questo che consiste il mio divertimento. Tu devi solo assecondarmi”- Ruotò il piede sulla nuca di  –“So che in questo momento mi odi più di qualunque altra cosa e persona al mondo, ma non ti sgomentare. Come ti ho già detto si tratta di un risentimento passeggero, destinato a durare qualche giorno al massimo. Lentamente il tuo spirito verrà fiaccato ai miei desideri. Quel sottile senso di sottomissione misto a piacere che ora trovi così umiliante ti pervaderà ed allora lo troverai dapprima sopportabile e poi, alla fine, addirittura inebriante. Non potrai farne a meno. Aspetta un mese al massimo e vedrai.

La sola idea di non poter più essere la mia serva ti spaccherà l’anima come te l’ha ferita questa mattina la mia piccola proposta”- Detto questo  sollevò anche l’altro piede da terra e, gravando interamente col proprio peso sulla testa di una  genuflessa e sconfitta, si gustò i lamenti soffocati ed i singulti spezzati della propria schiava. La faccia della serva scivolò sulla fredda superficie del pavimento in marmo bianco e lì rimase sotto la spinta dei piedi della bella . Trascorsero alcuni minuti. Il dolore alla schiena della sottomessa era divenuto un unico continuo urlo insopportabile, così come il penetrare dei bordi duri delle suole della ciabatte nella pelle della nuca.  pianse.  la lasciò fare per qualche istante ancora; poi, pienamente soddisfatta, scese dal suo corpo. Agguantò ancora una volta  per i capelli e, senza dare tempo alla serva di riprendersi dal dolore, la forzò ad alzarsi e la trascinò in un’altra stanza.

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