Archive for March, 2010
escort di classe a Verona
Posted by: | CommentsUna bella escort, alta un metro e settanta, fisico in forma, capelli nerissimi, lunghi ed un po’ crespi ed un visetto che ispirava affidabilità. L’aula era ampia e quadrata, lievemente scoscesa verso il lato rivolto a Nord. Accanto alla grande cattedra era posta una lavagna colma di polvere di gesso e dietro di essa, sul muro, era appeso un poster della tavola periodica di una escort porca.
I banchi erano vecchi, ingrigiti dagli anni e dalle generazioni di studenti che si erano succedute una dopo l’altra alle lezioni che frequentava, lei che era di cultura universitaria. prese posto fra le file di mezzo, non troppo vicina alla cattedra da stare sotto al naso del professore durante la spiegazione né tanto distante da non essere veduta dall’insegnate. Essere un volto qualunque fra la folla, ma un volto sempre presente alle lezioni era ciò che aveva imparato ad essere dopo due anni di corso. In fin dei conti era questo che i docenti mostravano di apprezzare dai loro studenti. Il professore di Chimica generale era un ometto vecchio con un viso scavato da rughe e grinze come la corteccia di una vecchia quercia, ed aveva lo sguardo un po’ spiritato. Arrivò con matematica puntualità quando mancava appena un quarto d’ora alle nove, depose la sua cartella in pelle sul piano della cattedra e ne estrasse un volume di lucidi. L’aula era piena per un quarto solamente dei posti disponibili. Gli studenti si erano stancati col tempo di seguire le lezioni di quel vecchio noioso. In quel momento una ragazza dai capelli castani e mossi che le arrivavano alle spalle le si sedette accanto. la guardò con disinteresse. L’aveva già veduta qualche volta ai suoi stessi corsi e qualche volta si erano scambiate gli appunti del giorno, ma la conoscenza si era mantenuta sempre molto superficiale. sapeva che la ragazza si chiamava , che lavorava saltuariamente in una piccola pizzeria in centro e che era già iscritta al quarto anno benché avesse dato meno esami di lei. era una bella studentessa dalla carnagione abbronzata e liscia, i lineamenti del viso erano regolari e gli occhi castani come la chioma. In particolare era messa molto meglio di in quanto a curve ed era noto che il suo seno prosperoso ed il suo fondoschiena avevano fatto girare la testa a molti studenti durante gli anni scorsi. si guardò per un attimo il seno; rispetto a quello della ragazza che le sedeva accanto appariva minuscolo ed insignificante. La maglietta era rialzata solo di un poco, là dove doveva.
“Ma a che sto pensando?”- si disse, come vergognandosi di se stessa. sembrò non degnarla di uno sguardo, aveva preso block notes e penna e attendeva solamente l’inizio della lezione. Poi, pochi secondi prima che il professore iniziasse a parlare, la ragazza dai capelli castani sembrò ricordarsi di qualcosa, frugò nella tasca posteriore dei pantaloni e ne estrasse un pacchetto di carta grande quanto una lettera. Lo guardò sorridente ed i suoi occhi vispi brillarono di una luce furba. Infine, con indifferenza, appoggiò la busta sul banco a fianco del suo, proprio davanti al quaderno di . Quest’ultima lo osservò incuriosita mentre la scrutava trattenendo a stento il riso mentre parlava con la sua amica escort.
Bellissima accompagnatrice Verona
Posted by: | CommentsEppure sul suo volto vi era ancora stampato un bel sorriso luminoso e pieno di malizia. non lo scorse neppure, troppo immedesimata nell’osservare inorridita quelle foto. -“Non lo fare! Il mio fidanzato…”- mormorò al limite della disperazione –“…è geloso marcio. E se lo dici a lui…”- -“Lui s’incazzerà come un animale, sicuramente ti mollerà e forse ti prenderà anche a schiaffi o peggio. Magari una bella scenata… e ci andrà giù pesante, anche più di quanto tu non pensi. Puoi stare sicura che in capo a due giorni sarai divenuta la protagonista assoluta di questi corridoi!”- Gli occhi di non sfiorarono mai il volto di ; era come se la prima trovasse l’altra indegna d’essere persino considerata. In fondo non si degna d’attenzione una mosca che sbatte le ali bagnate in un angolo del marciapiede, aspettando solo d’essere calpestata. -“Oh, e nel caso ti fosse venuta in mente l’idea di strappare le foto che hai fra le mani per cancellare le prove della porcheria che hai fatto”- disse –“Sappi che ho i negativi e posso farne quante ne voglio. Ne farò dei poster da appendere in aula magna se necessario.Tutti dovranno sapere!”- -“Ma come le hai avute?”- chiese . La sua mente era in pieno panico, la sua ragione navigava nel marasma della paura e della vergogna. A cosa sarebbe servito conoscere la provenienza di quelle foto? Ormai i giochi erano fatti, le prove c’erano e non le si poteva ignorare.
Ma la sua coscienza si rifiutava d’accettarlo, era come se l’intera situazione fosse un incubo e non qualcosa di reale. Si sorprese tuttavia di non aver gridato, di essersi data un contegno dignitoso affinché in aula nessuno, dal professore all’ultimo degli studenti presenti, s’accorgesse della tragedia in atto. -“Ho le mie fonti, sai com’è!”- esclamò sorridente . Mentre parlava con prendeva appunti su quanto stava dicendo il professore. Non degnò la ragazza più giovane di uno sguardo. -“Ti prego, non dirlo a ”- supplicò . -“Vedremo…”- -“Ma…”- -“Non ora!”- rispose stizzita voltando il capo verso . Guardò la ragazza febbricitante come si guarda un insetto fastidioso che ci ronza vicino all’orecchio. –“Non vedi che mi disturbi? Insomma!”- -“Ti prego!”- supplicò ancora –“Se vuoi che faccia qualcosa…qualunque cosa…”- sogghignò malignamente –“In realtà si. Voglio qualcosa da te. L’espediente delle foto è solo un piccolo ricatto morale per ottenerlo. Un mezzuccio un po’ sleale ma tutto sommato efficace, non trovi?”- Nel cuore di , oltre alla sempre più angosciante morsa di disperazione, altri sentimenti si facevano ora strada. Ah, portami un regalino. Una scatola di cioccolatini o dei fiori. Sai, sta male presentarsi in casa d’altri senza un piccolo presente per la padrona, ti pare? Se opti per i cioccolatini fa che siano di marca buona. Ed io amo le rose rosse. Mi raccomando, alle tre e con un regalo. Sgarra ed io ti sputtano davanti a tutta l’Università, bidelle comprese. Ritarda di un solo minuto e non mi troverai in casa, sarò sulla strada per andare a trovare il tuo caro fidanzato. Quel cornuto…”- non aveva il coraggio di sollevare lo sguardo.
Escort Mantova e Sirmione
Posted by: | CommentsI suoi occhi andavano avanti ed indietro, dalle foto di Mantova e Sirmione che erano sul banco e parzialmente coperte dalla copertina del quaderno alle gambe della sua aguzzina. Vide che indossava un paio di scarpe da ginnastica nuove. -“Come vuoi”- disse infine. -“E chiamami Padrona, da ora in avanti, capito? Non voglio più sentire parlare di ! Chi è ? Io sono solo la tua Padrona. Sta bene?”- strinse i denti fin a sentire male alle gengive ed alla radice dei denti. –“Come desideri, Padrona”- -“Ti sei dimenticata la terza persona singolare”- -“Come desidera, Padrona. Va bene così?”- s’alzò in piedi –“Le foto te le regalo, tanto ti ricordo che ho i negativi. Goditele, serva. Ciao!”- Se ne andò movendo il culetto rotondo e perfetto in modo appariscente e sensuale. la osservò andare via e le parve di morire. Era la schiava di una sua compagna di corso. Le poche ore che la separavano dalle tre del pomeriggio, sentiva in cuor suo, non sarebbero trascorse mai. Aveva ragione. si presentò in piedi davanti alla porta dell’appartamento di ed alle tre mancavano ancora dieci minuti buoni. Fremeva, e non a torto. Lungo la strada non aveva cessato un attimo di rimuginare su cosa avrebbe fatto, a quel che sarebbe stata la sua reazione una volta che fosse venuta a trovarsi faccia a faccia con la sua nemica. Nemica, si, e non avversaria. L’avversario è qualcuno con cui ti confronti. Ci si batte ad armi pari con un avversario. No, semplicemente era una nemica, aveva aperto le ostilità senza motivo alcuno, colpendo alla schiena ed approfittando del vantaggio. La lezione di Chimica inorganica di quella stessa mattina era stata la sua Sirmione, proprio sul lago. Ma non ve ne sarebbero state altre, giurò . Non avrebbe dato a quella strega l’opportunità di infierire ulteriormente su di lei. Suonò il campanello una sola volta. venne ad aprire dopo un paio di minuti. Mentre vestiva in jeans e maglietta nera, come in aula, s’era messa in libertà. Indossava un paio di pantaloncini cortissimi, neri, che le lasciavano scoperte le belle cosce piene e sode e stringevano morbidamente l’attaccatura delle gambe alle natiche generose. Sopra vestiva una T-shirt bianca senza maniche e non indossava né reggiseno né canottiera. aveva rivisto questa scena mille volte nella propria fantasia, come un serial-killer che immagina il palcoscenico del suo prossimo omicidio fino alla pazzia. Aveva veduto se stessa mentre affrontava la sua aguzzina con ferocia, verbalmente ed anche fisicamente, se vi fosse stato bisogno. Aveva contemplato l’ipotesi di colpirla, schiaffeggiarla, batterle la faccia contro un muro artigliandola per i capelli. Prenderla a calci e lasciarla boccheggiante sul pavimento. Questo, beninteso, prima di trovarsela davanti nella realtà. Quando aprì la porta e le sorrise con la sua bella bocca, le sue labbra carnose e sensuali, i suoi occhi brillanti, la sicurezza di scomparve di colpo. Quella ragazza ha le foto che potrebbero compromettere la tua faccia davanti a tutti, si ripeté e parti’ per Mantova.
Accompagnatrice dominante a Verona
Posted by: | CommentsRovinerà la tua storia d’amore con la severa dominante, gli sussurrò la voce da lontano, i tuoi amici ti lasceranno. E l’altro ragazzo? Valerio? Il tuo amante non più segreto? Ci hai pensato? Anche lui ha una ragazza. Ti tratterà come una cagna se lo trascini nel fango con te. E si vendicherà. Oh, se si vendicherà! -“Lascia perdere, !”- disse ancora la voce –“Abbandonati! L’unica strada è affidarsi alle mani di questa ragazza. Tu sei sua!”- Lo sguardo di planò ai piedi di , che erano fasciati da un bianco paio di calzettoni alla caviglia con gli orli arrotolati e calzavano ciabatte senza tacco che lasciavano scoperto tallone, dorso e punta delle dita. -“Entra, vuoi restare lì sulla porta?”- disse . mosse un passo avanti, sempre tenendo lo sguardo basso. -“Gra…grazie”- sorrise, lasciò che la ragazza fosse entrata e poi chiuse la porta, sbattendola. Girò la chiave nella toppa e mise la catenella. si sentì come un topo in trappola.
-“Perché?”- le chiese la vocina interiore –“Non è una porta chiusa a chiave che ti ingabbia. Ciò che ti imprigiona in questo momento è lo sguardo di colei che ti è davanti”- -“Sei in anticipo”- disse –“non sei riuscita a darti pace, eh?”- -“No”- rispose –“Non ci sono riuscita. Come avrei potuto?”- -“Non avresti potuto, infatti”- le passò una mano fra i capelli. non si mosse e continuò a guardare verso i piedi della sua aguzzina. -“Hai lo sguardo serio serio, povera piccola” disse la Padrona. Il suo tocco, da principio poco più vigoroso di una energica carezza si stava lentamente trasformando in una formidabile presa. Se nella fantasia di era lei a torcere i capelli alla nemica, nella realtà era ad avere facilmente il sopravvento. -“Eh, si. Mi divertirò davvero molto con te, lo sai?”- strinse più forte e la testa di fu forzata verso il basso –“Non ti voglio male, non più di quanto non ne voglia ad una qualsiasi persona che non conosco e che vedo passeggiare per i corridoi dell’accademia tutti i giorni. Capirai che quello che voglio non è rivalermi su di te perché mi sei antipatica o perché mi debba vendicare di qualche sgarbo subito”- aveva il collo piegato ad angolo retto, il mento conficcato alla base del collo. La spinta di s’arrestò per un momento e la lasciò lì, in quella posizione scomoda, ad ammirare dall’alto le sue belle gambe di Padrona. -“Quello che faccio è solo divertirmi. Le foto? Bah! Un incentivo per stimolarti inizialmente ad obbedirmi. Sono più che convinta che dopo che mi avrai fatto da schiava per i primi due o tre giorni non potrai più fare a meno dei miei piccoli soprusi. Sul serio! Sono convinta che piacerà anche a te!”- non rispose. -“Non credi?”- chiese . Ancora nessuna risposta. allora spinse improvvisamente la mano con la quale artigliava la nera chioma di verso il basso. si ritrovò inginocchiata, con la testa all’altezza delle ginocchia di e la mani pigiate sul pavimento a pochi centimetri dai piedi della Padrona. sollevò una gamba, senza fretta, mollò i bei capelli di e poggiò un’estremità ancora calzata nella pantofola sulla nuca della ragazza. Premette. La schiava piegò ancor di più la schiena, fino a sentire fitte dolorose come punture d’aghi lungo tutta la colonna vertebrale. La sua faccia fu spinta ad un palmo di distanza appena dal pavimento. -“Ti impegni poco, ”- disse con voce sarcastica –“Vedi, io posso fare di te ciò che voglio. E’ in questo che consiste il mio divertimento. Tu devi solo assecondarmi”- Ruotò il piede sulla nuca di –“So che in questo momento mi odi più di qualunque altra cosa e persona al mondo, ma non ti sgomentare. Come ti ho già detto si tratta di un risentimento passeggero, destinato a durare qualche giorno al massimo. Lentamente il tuo spirito verrà fiaccato ai miei desideri. Quel sottile senso di sottomissione misto a piacere che ora trovi così umiliante ti pervaderà ed allora lo troverai dapprima sopportabile e poi, alla fine, addirittura inebriante. Non potrai farne a meno. Aspetta un mese al massimo e vedrai.
La sola idea di non poter più essere la mia serva ti spaccherà l’anima come te l’ha ferita questa mattina la mia piccola proposta”- Detto questo sollevò anche l’altro piede da terra e, gravando interamente col proprio peso sulla testa di una genuflessa e sconfitta, si gustò i lamenti soffocati ed i singulti spezzati della propria schiava. La faccia della serva scivolò sulla fredda superficie del pavimento in marmo bianco e lì rimase sotto la spinta dei piedi della bella . Trascorsero alcuni minuti. Il dolore alla schiena della sottomessa era divenuto un unico continuo urlo insopportabile, così come il penetrare dei bordi duri delle suole della ciabatte nella pelle della nuca. pianse. la lasciò fare per qualche istante ancora; poi, pienamente soddisfatta, scese dal suo corpo. Agguantò ancora una volta per i capelli e, senza dare tempo alla serva di riprendersi dal dolore, la forzò ad alzarsi e la trascinò in un’altra stanza.
